lunedì 17 novembre 2014

Storia del mio parto prematuro

Sono mamma di un piccolo prematuro nato quasi 4 anni fa ed anche zia di un altro bellissimo prematuro nato soltanto qualche mese fa e devo veramente riconoscere che ora nella mia seconda gravidanza il “pensiero” di un possibile parto prematuro si fa presente.
Vivere il processo di una nascita prematura nonostante la tecnologia che esiste oggi, continua ad essere una cosa per niente semplice. Ricordo I primi 3 mesi della nascita di mio figlio come un periodo quasi infinito. Quando sei incinta e spendi I primi 3 messi della tua gravidanza ( sett. 20 più o meno) “entro la norma”, la cosa più normale é immaginare il momento in cui prenderai in braccio tu figlio quando appena arriva al mondo. Ebbene sì, noi mamme di figli prematuri sappiamo che questo per noi non è una cosa possibile ma solo dopo qualche giorno in più. Abbracciare tuo figlio, baciarlo ed anche soltanto prenderlo in braccio al momento della sua nascita sono solo alcune delle limitazioni che si soffrono con l'arrivo di un guerriero prematuro.

Mio figlio é nato in un ospedale privato che aveva un reparto di terapia intensiva neonatale molto severo (non era permesso l'ingresso a entrambi genitori alla volta, era soltanto possibile entrare con il piccolo negli orari stabiliti dall’ospedale), non so bene se per fortuna o per disgrazia ma solo dopo qualche giorno che era nato mio figlio, l'ospedale ci comunica che la nostra assicurazione medica non si avrebbe fatto carico delle spesse mediche del piccolo e ci hanno fatto arrivare un preventivo con una cifra esorbitata di quello che ci sarebbe costata la permanenza di nostro figlio nell'incubatrice ogni giorno. Io avevo appena partorito soltanto due giorni prima con un parto spontaneo molto veloce ( il mio piccolo aveva fretta ad arrivare in questo mondo) il parto é durato soltanto 4 ore ed Io mi sono visto obbligata ad alzarmi dal letto per scendere a discutere con l'amministrazione del ospedale e con il timore di vedere mio figlio lottando fra la vita e la morte; tanti nervi e con l'unica aspettativa di trovare qualcuno che riuscisse a mettersi nei “nostri panni”.

Alla fine di questa terribile esperienza, ci siamo visti obbligati a spostare il piccolo ad un ospedale pubblico ( al giorno d’oggi ringrazio il cielo di averlo fatto). Mi ricordo tutta intimorita, tremando di nervi e molto spaventata nel pensare al trasloco del piccolo ( é se capita qualcosa a l'ambulanza? Se si smuove qualche cavo? Se le capita qualcosa nel frattempo?) erano tanti dubbi quando finalmente arriviamo nel nuovo ospedale che era provvisto di una struttura di Terapia Intensiva Neonatale di primissima qualità e dopo solo quattro giorni di nascita ed appena arrivati al nuovo ospedale, ricordo che la prima cosa che hanno fatto gli infermieri e stato tirare fuori il piccolo dall’incubatrice e darmelo in braccio. E stato il primo contatto fisico con mio figlio da quando é nato.

Sono rimasta senza parole, mai in vita mia, prima di questo avevo presso a nessun neonato in braccio, non sapevo nemmeno come farlo, in più quel piccoletto era mio figlio cui non avevo avuto l'opportunità di abbracciare da quando era arrivato al mondo; ho cominciato a ridere e piangere tutto allo stesso tempo e senza sapere cosa diavolo fare. Il primo contatto é stato indimenticabile e mi lo ricordo come se fosse solo Ieri. Avevo un criceto nelle mie braccia di soltanto 1850 gr ed era mio figlio, anche se continuavo, a non assimilarlo.

Dopo quel giorno, ci sono stati altri 23 lunghissimi giorni di incubatrice ( 26 giorni totali), giorni in cui abbiamo avuto la fortuna di fare altri cari amici genitori anche loro di altri bimbi prematuri nati più o meno negli stessi giorni e con cui continua il rapporto tutt'ora. Giorni di tornare a casa molto tristi e con tante incertezze perché il piccolo magari aveva perso 100 grammi di peso, oppure giorni di tornare a casa molto felici perché aveva preso 5 gr in più ( chissà perchè casualmente quando c'e una discesa di peso e sempre molto più notoria che gli aumenti di peso, che di solito sono molto più lenti), giorni di impotenza perchè quando sembra che il peggio sia passato, torni presto la mattina in ospedale e trovi tuo figlio sotto una lampada speciale e ti comunicano che il piccolo soffre di Ittero ( il fegato del piccolo non é sufficientemente sviluppato per rimuovere la bilirubina del sangue e questo provoca che il piccolo diventi tutto giallo con le pupille molto bianche).

I giorni in ospedale diventano eterni e scopri l'adrenalina che possono occasionare 100 gr di peso, ed é anche il primo momento in cui come genitore te ne rendi conto che da quel giorno in poi il tuo umore dipenderà per il resto della tua vita da qualcun altro. Passare la notte sveglio quando ti comunicano che il giorno dopo gli faranno una cosa così rutinaria come é una audiometria che per quasiasi genitori é una cosa normale e per te invece significa la vita e poi piangere da matti con I risultati ( anche se questa e un altra storia ancora....)

I genitori dei bimbi prematuri condividiamo l'incertezza ed il sentimento che provoca l'arrivo di quei piccoli guerrieri che lottano fin dal primo giorno per la loro vita. Il sentimento di colpa che colpisce una Mamma, di pensare se non avessi fatto questo o quell’altro forse questo non sarebbe accaduto, o magari quando ti chiedono perché e nato prima? E non sai cosa rispondere.

Come mamma di un piccolo prematuro con qualche altra complicazione in più ( niente per cui fortunatamente preoccuparsi in eccesso), e come zia di un altro piccolo guerriero, posso soltanto dire che nonostante che I giorni si fanno lunghi, oggi come oggi non c'è di cui preoccuparsi più di tanto, loro staranno bene perchè loro sanno come lottare ed andare avanti e fino in fondo anche se tutti aspettiamo l'arrivo dei nostri figli con la più calma e “normalità” possibili, dentro tutto ciò che potrebbe accadere, questo è veramente un’esperienza passeggera. Io personalmente considero questa esperienza come un messaggio molto preciso di mio figlio che voleva lasciarci chiaro fin dal primo giorno.


HISTORIA DE MI PARTO PREMATURO

 Soy Mamá de un nene prematuro nacido hace casi 4 años y tía de un hermoso prematuro nacido hace sólo unos meses y tengo que reconocer que ahora en mi segundo embarazo el “pensamiento” de un posible parto prematuro se ha estado haciendo presente.

Vivir el proceso de un nacimiento prematuro a pesar de la tecnología con la que contamos actualmente, sigue sin ser nada fácil. Recuerdo los tres primeros meses del nacimiento de mi hijo como una época casi infinita.
Cuando estás embarazada y pasas la mitad de tú embarazo ( semana 20 aprox.) en supuesta “normalidad”, lo más común es imaginar el momento en el que cargarás a tu hijo en tus brazos cuando apenas llega al mundo. Pues bien, las madres de un prematuro sabemos que eso en nuestro caso no es posible hasta después de un tiempo. Abrazar a tu hijo, darle un beso o incluso cargarlo son una de las cuántas limitaciones que se sufren con la llegada de un guerrero prematuro.

Mi hijo nació en un hospital privado que contaba con un reparto de Cuidados Intensivos Neonatales muy estricto ( no permitían la entrada a ambos padres a la vez y solamente era posible entrar a ver al pequeño en los horarios establecidos por el horpital), no sé si por desgracia o por fortuna, pasados los primeros días de nacido de mi hijo, el hospital nos comunicó que el seguro médico no se haría cargo de los gastos y nos entregaron un presupuesto con una cifra desorbital de lo que nos costaría la estancia del recién nacido en la Incubadora cada día. Yo acababa de dar a luz hacía apenas dos días por un parto natural muy veloz ( mi peque tenía prisa en llegar al mundo) que duro apenas cuatro horas contadas y ya me había visto obligada a levantarme de la cama para bajar a discutir con la administración del hospital y con el temor de ver a mi nene debatiéndose entre la vida y la muerte, los nervios y esperando que alguien “se pusiera en nuestros zapatos”.

Al final de la terrible experiencia nos vimos obligados a trasladar al bebé a un hospital público ( al día de hoy doy gracias de haberlo hecho). Recuerdo haber estado muy nerviosa, temblando y muy asustada de pensar en el traslado (¿y si le pasa algo a la ambulancia? ¿y si se desconecta un cable? Y si  le llega a pasar algo?) eran muchas dudas cuando finalmente llegamos al nuevo hospital que contaba con una estructura de cuidados Intensivos de primerísima Calidad y después de solo cuatro días de nacido y recién llegados a la nueva estrcutura, recuerdo que lo primero que hicieron los enfermeros fue sacar al pequeño de la incubadora y darmelo en brazos. Ese fué mi primer contacto físico con mi hijo desde que nació.

Me quedé sin palabras, nunca antes en mi vida habia cojido a un bebé en brazos y nisiquiera sabía como hacerlo, encima ese pequeñito era mi hijo a quién no había tenido oportunidad de abrazar desde que había llegado al mundo y empecé a reir y a llorar todo al mismo tiempo y sin saber que hacer. El primer contacto fué inolvidable y lo tengo en mi mente como si fuera ayer. Tenía un ratoncito en mis brazos de sólo 1850 grs y era mi hijo aunque siguiera sin asimilarlo.

Después de ese día le siguieron otros 23 larguísimos días de incubadora (26 días en total), días en los que tuvimos la oportunidad de hacer muy buenos amigos padres de otros peques prematuros nacidos en las mismas fechas y a quiénes frecuentamos hasta la fecha; días de volver a casa muy tristes y con mucha incertidumbre porque el pequeño había bajado 100 gramos o días de regresar a casa felices porque había subido 5 grs ( casulmente cuando hay una bajada de peso siempre es muy drástica y las subidas suelen ser bastante mas lentas), días de impotencia porque cuando todo parecía estar bajo control volvía a necesitar recurrir al oxígeno artificial o cuando piensas que lo peor ha pasado, regresas temprano por la mañana al hospital y encuentras a tu hijo bajo una lámpara especial pues te comunican que el pequeño sufre de Ictericia ( el hígado del bebé no está lo suficientemente desarrollado para remover la bilirrubina de la sangre con lo cuál el bebito se pone muy amarillo y las púpilas muy blancas).

Los días de hospital se vuelven eternos y descubres la adrenalina que pueden generar 100 gramos de peso y es el primer momento también en el que cómo Padre te das cuenta que a partir de ese momento tu humor de cada día, por el resto de tú vida,estará marcado por alguien más. Pasar la noche en vela cuando te comunican que al día siguiente le harán a tu bebé algo tan rutinario como una audiometría y llorar sin parar con los resultados ( aunque ésta es otra larga historia.....).

Los padres de un bebé prematuro compartimos la angustia, incertidumbre,el sentimiento que genera la llegada de esos pequeños guerreros que luchan desde el primer dia por su vida y lo consiguen. El sentimiento de culpa que supone para una Madre, pensar si no hubiera hecho esto o aquello probablemente esto no habría pasado, o cada vez que te preguntan que ¿ porqué nació antes? Sin saber que responder.

Como Madre de un pequeño prematuro con alguna que otra complicación adicional ( nada por lo cuál afortunadamente preocuparse) y como tía de otro pequeño guerrerito; sólo puedo decir que a pesar de que los días se hacen largos, hoy en día no hay porque “preocuparse” en exceso, pues ellos estarán bien, saben como luchar y cómo salir adelante y en el fondo aunque todos esperamos la llegada de nuestros hijos con toda la calma y “normalidad” posibles, dentro de todo lo que podría pasar esto realmente es algo pasajero; yo personalmente considero está experiencia como un mensaje de mi hijo, preciso y consiso que quería dejarnos muy claro desde el primer día.

historia de un parto prematuro